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Strage di Piazza della Loggia

28 Maggio 2026 Andrea 1 Comment NOTIZIE Memoria

“Oggi ricordiamo le vittime della strage neofascista di piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974 e ci uniamo al dolore senza fine dei loro familiari. Il disegno eversivo del terrorismo nero voleva destabilizzare la Repubblica ma è stato sconfitto dal coraggio e dalla determinazione delle cittadine e dei cittadini a difendere la libertà e la democrazia.”
Anna Ascani

La strage di Brescia, il 28 Maggio del 1974, fu una delle principali del periodo della cosiddetta “strategia della tensione”, che precedette e avviò gli anni di piombo e che fu portata avanti da vari settori dello stato con modalità nascoste e ambigue e con un esteso ed eterogeneo insieme di iniziative e interventi.
Lo scopo fu quello di alimentare il clima di paura e incertezza dovuto alle stragi fasciste, e in questo modo scongiurare una trasformazione del contesto politico in senso progressista, o addirittura sostituire l’assetto istituzionale esistente con uno più reazionario, in anni in cui il Partito comunista italiano era il più forte dell’occidente e in forte crescita. Le stragi, da quella di piazza Fontana del 12 dicembre del 1969 a quella della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, furono compiute, secondo le verità processuali, da esponenti della destra eversiva con la complicità di apparati deviati dello Stato e di servizi segreti stranieri.
Morirono 8 persone e ci furono 102 feriti.
Tra quei morti un mio amico fraterno:Luigi Pinto . Come tanti meridionali era dovuto andare a Brescia per insegnare aveva solo 26 anni.
Suo fratello, Lorenzo, sociologo e macchinista ha scritto questo bellissimo scritto in ricordo del Fratello Luigi.
Anche Lorenzo è morto giovanissimo. Ma noi li ricorderemo entrambi

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One Comment on “Strage di Piazza della Loggia”

  1. Avatar di speedilytreeed1e828ced
    speedilytreeed1e828ced
    28 Maggio 2026 at 12:54

    L’insegnante e la Collina
    Il mio nome è Luigi, sono un insegnante.
    Insieme ad altre sette persone sono stato spedito “all’altro mondo” (che ora per me è questo) da certi individui che ritennero giusto farlo.
    Sono morto dopo quattro giorni di agonia in ospedale perché avevo la schiena piena di frammenti di quella colonna, quella ingiusta colonna su cui mi sono appoggiato.
    Pioveva quel mattino e la loggia mi parve un riparo sicuro.
    Non credo di aver fatto una scelta giusta ma non mi lamento, in fondo sono stato fortunato, sono tutto intero.
    Gli altri sono finiti in pezzi nelle buste di plastica, buste di plastica dal colore bianco.
    Ora sono quasi importante, sono nella storia, nella storia della strategia della tensione.
    Certo, non è che ci tenessi tanto, ma almeno non sono un morto qualunque.
    Conosco tutto oggi nell’aldilà”, come sbrigativamente i vivi chiamano l’infinito indicibile dove mi trovo.
    Certo, conosco bene i miei uccisori, ma questo qualche volta mi lascia ormai del tutto indifferente.
    Qui, sulla “collina”, l’eternità cancella il tempo e qui, credetemi nessuno dorme e posso incontrare tanti amici, tanti amici che sono entrati, nella storia nella stessa mia storia.
    Non mi sento più solo.
    Ci sono altre novantuno persone, ed anche loro sono entrati nelle buste di plastica.
    Certo non si trovavano tutti in una piazza. Alcuni di essi provengono da una banca, altri da scompartimenti di carrozze ferroviarie.
    Questi, a dire il vero, non sono stati molto fortunati, in quelle carrozza sudicie e puzzolenti, e non stati molto fortunati nemmeno coloro che sono venuti dalla Galleria di San Benedetto Val di Sambro, per ben due volte. Tutti sporchi di fuliggine. Ora siamo tutti insieme al reparto del “quinquennio”, qui sulla “collina” siamo liberi di frequentare tutti i luoghi.
    Se nel mondo dei vivi più a lungo si trascina l’esistenza e più si sommano i dolori e i rimpianti nell’assistere alla scomparsa delle persone amate, qui, sulla “collina” possiamo amare quanti in vita rimpiangevamo di non aver amato.
    Qui sulla “collina” non abbiamo rimorsi.
    Qui sulla “collina” i nostri ricordi non sono formicai di cose andate e non abbiamo l’ansia del giorno dopo. Voi, invece, voi “vivi” avete disperso la memoria in un intreccio di vita uguale e vi ricordate di noi quando proprio non ne potete fare a meno.
    Qui sulla “collina” la memoria è un vizio, voi invece commemorate, riducete i racconti ad eventi lapidari, o a lapidi propriamente dette. Poi, per non avere a che fare con la coscienza, dite che gli episodi sono confusi, episodi che galleggiano nel caos dell’indecifrabilità. Voi sapete che non è vero, che sono menzogne, menzogne politiche moderne come quelle che si occupano efficacemente di cose che non sono affatto dei segreti ma sono conosciute praticamente da tutti.
    Noi sulla “collina” conosciamo chi ci ha spediti all'”altro mondo”, ma non abbiamo rancore.
    Noi del “quinquennio” conosciamo i mandanti e gli esecutori degli attentati, ma non abbiamo voce per parlare e voi “vivi” orecchie per sentire. Così vaghiamo come ombre, in attesa di essere seppelliti, in attesa di giustizia, in attesa di terra fresca per poter riposare.
    Il mio nome è Luigi, sono un insegnante. Insieme ad altre sette persone sono stato spedito “all’altro mondo” (che ora per me è questo) da certi individui che ritennero giusto farlo. Sono morto dopo quattro giorni di agonia in ospedale perché avevo la schiena piena di frammenti di quella colonna, quella ingiusta colonna su cui mi sono appoggiato. Pioveva quel mattino e la loggia mi parve un riparo sicuro. Non credo di aver fatto una scelta giusta ma non mi lamento, in fondo sono stato fortunato, sono tutto intero.

    Testo tratto dalla Tesi di Laurea “Le Stragi Impunite” di Lorenzo PINTO, Fratello di Luigi PINTO ammazzato nella strage di Piazza della Loggia a Brescia il 28 Maggio 1974

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